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Sentieri Paralleli

Sento la neve che cede e scricchiola sotto i miei sci, il freddo tenta di penetrare nel mio corpo; una sottile lama di luna rischiara appena il bosco in cui mi trovo. Alzo gli occhi e fra le sagome scure degli abeti incurvati dalla neve intravedo Orione.

La salita si fa più dura, sto faticando, vedo il mio fiato condensarsi e gli occhiali si appannano un po’ rendendo la visione del buio che mi circonda ancora più surreale.

Sto vagando solitario dopo una bella nevicata, sono immerso nella pace, nei suoni del bosco resi ovattati dal candido manto; poco fa alla mia destra un vecchio larice si è schiantato oppresso dalla combinazione del peso degli anni e della neve. Più su, nel buio, disturbato dalla mia presenza, un capriolo fugge…ma in fondo chi lo sa potrebbe essere anche un elfo silvano.

In tutto questo la mia mente, i miei pensieri si perdono pericolosamente in imprevisti voli.

Il brivido che ora mi percorre non dipende né dalla fredda notte né dalla leggera brezza che mi fa aderire i vestiti madidi sulla pelle, è in realtà la sensazione di una presenza che mi accompagna, mi segue.

Ma che ci faccio qui fra cielo e terra solo e disperso nel candido buio di questa notte invernale? Sto cercando riposo nella quiete, riposo nella fatica, riposo nell’oblio.

In questa oscura immaginaria solitudine a contatto con la montagna posso spogliarmi da ogni falsa armatura che mi protegge dagli uomini, ma è inutile con il resto del creato, posso cercare quello che sono: una semplice piccola parte del tutto, indispensabile alla stessa maniera di tutte le altre.

Gioco ad essere un piccolo Diogene che con la torcia elettrica ancorata sulla fronte, cerca l’uomo, quell’uomo che ha voluto perdersi e che dice di non sapersi ritrovare, ma che in realtà non vuole uscire dal tunnel di delirio in cui si è cacciato.

E’ forse questo il brivido che mi pervade? Quella presenza che avverto sarà forse l’uomo?

Lo sento è lì è la mia ombra, mi giro, lo illumino ed ancora una volta l’ho perduto, l’ho fatto sparire. Eppure c’è e mi seguirà sempre, incurante della mia condotta.

Ma che follia sto rincorrendo?

Questa sera ho visto una bella neve e ho preparato la mia attrezzatura: giacca a vento, pantaloni da alpinismo, scarponi, sci, racchette pelli di foca, thermos ed altre cento piccole cose per muovermi con tranquillità; ho pensato a tutto tranne che a me … non trovo nulla nello zaino che possa difendermi da questi pensieri che come fantasmi fluttuano ora lenti ora turbinanti e che come spettri d’ignoto mi terrorizzano.

La suggestione mi porta in ben strani sentieri…pensando, ammirando, rabbrividendo, sudando, e faticando sono arrivato dove mi ero ripromesso. Sono in cima scorgo più vicino le stelle, girandomi ne vedo altre più piccole e tremanti, le luci della mia vallata.

Mi siedo un attimo, bevo un sorso di the, metto un maglione pesante, dovrò prepararmi per la discesa; stacco le pelli di foca dagli sci e le ripongo con cura. Recupero le forze e già immagino come sarà la discesa in questa neve così leggera e polverosa.

Con uno sguardo al pendio, penso a dove passerò e vedo le tracce che ho lasciato salendo, due binari che escono come disegnati dal bosco e dividono in due la nobile tela che sto dipingendo. Ora traccerò altre linee, completerò il quadro di questa serata.

Mi do una bella spinta e via! l’aria comincia a sferzarmi il viso, la neve si alza in meravigliosi spruzzi con un rumore frizzante e sibilante il bosco diventa meno riflessivo e più futurista, ma mantiene sempre il suo magico equilibrio. E’ tutto così bello che…mi distraggo, gli sci incrociano le loro linee e mi ritrovo a rotolare in una nuvola bianca.

Ora ho neve dovunque: giù per la schiena, nei guanti, in bocca, ma questo non mi impedisce di liberare una sonora risata. Ecco la scena che vedreste ora: uno strano tipo tutto bianco con gli sci per cappello, che ride tutto solo della sua assurdità.

Mi rialzo sorridente, è tutto molto bello, ma fa veramente freddo e non è il caso che resti troppo fermo in contemplazione. Mi tolgo di dosso un po’ di neve, riaggancio gli sci e riparto.

Il prato sta per finire e mi ributto nel bosco: dovrò essere cauto e rallentare, non mi va di centrare un albero.

In questo tratto benché concentrato posso ridiventare contemplativo; mi fermo di colpo: ho visto delle tracce lasciate da una lepre e d’istinto decido di seguirle.

Una folata di vento come una lama attraversa il bosco, ma non mi ferisce, mi riempe solo di una strana sensazione. Non ho il tempo di realizzare, in un istante tutta la neve trattenuta dagli alberi mi si scarica addosso e per la seconda volta in pochi minuti mi tramuto in pupazzo di neve.

Mi sa che il bosco non vuole che segua quelle tracce. Mi pare di essere entrato in una libro di Buzzati, dove i folletti degli alberi proteggono il loro regno e un successore del vento Matteo mi ha dato un primo avvertimento a non proseguire su quella via.

Ecco lo sapevo, la mente ha ricominciato a vagare abbandonando il corpo tutto solo, al freddo e coperto di neve! Fortuitamente qualcosa disturba l’atmosfera: un suono distante ed indefinito, anzi no… so cosa è. È un gatto delle nevi che sta raggiungendo le vicine piste da sci, ora dovrebbe essere dove ho parcheggiato l’auto.

Quel suono mi riporta ad una diversa realtà, quella di tutti i giorni. Uno dei puntini luminosi a valle attende il mio rientro, poche curve e sono fuori dal bosco. Atti meccanici: togliere gli sci, riporre gli scarponi, una tazza di the caldo.

Un ultimo sguardo verso il limitare del bosco e mi pare quasi di vedere…sembra…. No.. mi devo essere sbagliato, era per forza suggestione…o no? Non importa se era qualcosa in me lo porterò sempre con me, se era qualcosa di reale… la ritroverò lì.

Posso scendere verso casa con serenità, pago della serata, delle ore di magico oblio.
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