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Fotografare l'hockey su ghiaccio

introduzione

Sta per ricominciare il campionato italiano di hockey su ghiaccio;
ho avuto la fortuna di seguire, come fotografo, una buona parte del
finale della scorsa stagione e, con buone probabilità, seguirò tutta
quella entrante.
Ho deciso di buttare giù qualche appunto su come ho lavorato,
giusto per non dimenticare settaggi e considerazioni quando tornerò
a fotografare sul ghiaccio.
Nessuna osservazione o rivelazione sconvolgente, ma rileggendole
ho pensato che potessero servire a qualcuno come spunto, così le ho
riordinate e ve le propongo.
Come per ogni genere fotografico imparare a conoscere le
caratteristiche dello sport che andremo a riprendere, e gli ambienti
in cui si svolge, è di fondamentale importanza per ottenere buoni
risultati senza troppe tribolazioni inutili.
Conoscere il possibile evolversi delle azioni rende più semplice
seguire con l’obiettivo i soggetti.
Conoscere i momenti topici rende più semplice comporre immagini
significative.
Conoscere le condizioni di luce aiuta a capire come esporre
efficacemente.
L’hockey su ghiaccio è uno sport con accelerazioni velocissime,
cambi di direzione repentini, dove si esprimono potenza ed agilità,
classe e rudezza….ma è uno sport minore e così quando saremo
riusciti a tenere in inquadratura e a fuoco i giocatori, ci troveremo
di fronte al problema dell’illuminazione dei palazzetti,la cui carenza
è un problema comune a tanti, troppi sport. Poi ci accorgeremo
che la temperatura colore dei vari faretti che illuminano il campo
è tutto tranne che costante ed ancora, che il ghiaccio è tutto tranne
che bianco (ma noi bianco vorremmo vederlo). Insomma ci sono
diverse cosette da valutare e spero che le mie considerazioni in
merito possano tornarvi utili.
Nel palazzetto
Che siate o meno accreditati per l’evento, è conveniente essere allo
stadio almeno tre quarti d’ora prima dell’inizio della partita, avrete
l’occasione di individuare le posizioni migliori da dove fotografare
prima che ci sia troppa gente. Inoltre l’ultimo riscaldamento è a porte
aperte, quindi sarà già possibile fare qualche buono scatto e valutare
esposizione e settaggi vari con i giocatori in campo, a questo punto
infatti tutto sarà come in partita.
Il campo di gioco è normalmente protetto, in parte se non quasi
completamente, da lastre di plexiglass. Se non sono troppo rovinate
o sporche sarà possibile scattare appoggiandovi direttamente
l’obiettivo. I vantaggi di questa soluzione sono di poter scattare
da posizione bassa, con prospettive interessanti (ad esempio da
dietro la porta) e senza correre il rischio di essere colpiti dal disco
o da qualche colpo di mazza, però non rilassatevi troppo: quando
i giocatori si caricano sulle balaustre siate prontissimi a staccare
l’ottica dal plexiglass.
Gli svantaggi sono abbastanza ovvi, il primo è che le lastre, anche
quando sono perfette, non sono mai trasparenti ed introducono
qualche dominante, tolgono luminosità e certamente non esaltano le
qualità delle nostre blasonate ottiche. Un’altra limitazione riguarda
l’uso del flash: la lastra rende di fatto inefficace il lampo (anche
impostandone l’emissione in manuale). Si potrebbe tentare di aggirare
l’ostacolo usando il flash staccato e posizionandolo sopra alle lastre
(in modalità SU4, con cavetto o moduli radio), ma non so quanto il
gioco possa valere la candela (intendo peraltro sperimentarlo nella
prossima stagione).
In molti palazzetti di fianco alla panca puniti e/o dall’altra parte,
accanto alle panchine ci sono delle pedane proprio per i fotografi,
salendovi si riesce a scattare da sopra i plexiglass.
Questa è veramente un’ottima posizione che permette di essere poco
più alti del ghiaccio e praticamente in campo; nessun problema per
l’uso del flash. Vista la freneticità del gioco più vicini si è più diventa
difficile seguire l’azione, ma con un po’ di pratica la possibilità di
inquadrature ravvicinate (anche con focali grandangolari) rende
molto dinamici gli scatti.
ATTENZIONE! Questa è anche una delle posizioni più pericolose!
capita spesso che il disco esca dal campo a velocità pazzesche. Il
disco non è un pallone, è molto più piccolo, molto più veloce e
molto più duro, quindi attenzione massima: i danni derivanti da un
contatto col puk (il disco) potrebbero essere gravi sia per la nostra
attrezzatura che per la nostra incolumità.
Oltre al disco bisogna fare attenzione alle mazze che spesso, negli
scontri in balaustra, escono di molto dai plexiglass. Siate pronti a
saltar giù dalla panca: anche un incontro ravvicinato con una mazza
brandita da quegli atleti non è propriamente consigliabile (occhio a
non avere nulla dietro alla panca, in particolar modo magari la borsa
con l’attrezzatura).
Proprio perché i rischi sono alti sia come probabilità d’evento che
come danni derivanti, il mio consiglio è di imparare a fotografare
con tutti e due gli occhi aperti: questa pratica permette di avere una
visione complessiva di come si sta evolvendo il gioco in campo
.
In qualche occasione il capo arbitro potrebbe imporvi l’uso del casco
protettivo per fotografare (è già successo!).
Il pubblico dell’hockey è molto caratteristico e pittoresco, ma a volte
può trascendere quindi fate attenzione a dove vi mettete.
Un piccolo aneddoto dallo stadio di Cortina: due delle pedane per i
fotografi erano in linea con le gradinate più basse e dopo un po’ di
proteste verbali per l’occlusa visione, gli spettatori hanno scavalcato
e picchiato i malcapitati fotografi.
La terza posizione caratteristica per ottenere buoni scatti è dalle
gradinate del pubblico, nella loro parte più bassa. Essendo spesso
molto vicine al ghiaccio sono perfettamente sfruttabili anche con
ottiche non particolarmente lunghe (un 200 è più che sufficiente).
Da qui sarete almeno un metro al di sopra delle balaustre e sarà più
facile seguire l’azione e comporre senza avere altri giocatori che
si “impallano. È inoltre più “rilassante”, infatti qui il pericolo che
arrivi qualche colpo di mazza è assai ridotto, i dischi arrivano anche
qui, ma almeno abbiamo più tempo per percepirli.
Dalle tribune è normalmente possibile muoversi su tutta la lunghezza
del campo, ma io trovo più produttivo scegliere su quale porta
fotografare.
Non è a centro campo che si svolge la maggior parte delle azioni;
dalla linea mezzana le due porte sono abbastanza distanti da non
essere produttivamente illuminate dal flash, e l’ottica da usare per
le azioni da goal sarebbe un 300, lunghezza focale che però ci
impedirebbe di lavorare bene al centro. Altra cosa da valutare è che
il campo di gioco non è uniformemente illuminato e che la parte
centrale è generalmente quella più buia.
Scegliendo un lato avremo una delle due porte gestibili alla perfezione
e l’altra un po’ penalizzata, ma comunque fotografabile.
Alcuni Palazzetti sono completamente chiusi quindi fa freddo ma
neppure troppo, altri invece sono coperti, ma aperti lateralmente
alle intemperie, il che d’inverno in campi come quello di Feltre
o di Alleghe significa scendere a temperature veramente molto,
molto al di sotto dello zero. Tenetelo ben presente sia per il vostro
abbigliamento, sia per l’attrezzatura (procurate di avere sempre un
cambio di batterie per la fotocamera e per il flash e tenete ben al
caldo il vostro data storage). Vi consiglio “caldamente” un berretto di
lana e dei guanti che non vi intralcino nello scattare; poi, durante gli
intervalli, non disdegnate i chioschi dove si servono i brulè bollenti:
sono un toccasana! (mi raccomando! Non troppi!!)
Ho allegato, in appendice, lo schema del campo da gioco con le
dimensioni per darvi un’idea di cosa vi troverete di fronte
Esposizione, Flash, Wb, Af
Fotografia dell’hockey italico: scrivere con la luce…che si ha…
Nei palazzi del ghiaccio italiani la luce è decisamente poca e
qualitativamente brutta… siamo ben distanti dai fasti d’oltreoceano
(o dagli stadi visti alle recenti olimpiadi torinesi) dove le necessità
televisive sono di primaria importanza e quindi l’illuminazione è
veramente curata. Qui da noi ci si deve arrangiare con quello che
c’è …
In queste situazioni il digitale ci aiuterà notevolmente a raggiungere
comunque risultati di un certo livello.
Non dovrei neppure dirlo, ma più è limite la situazione e più forte è
la mia esortazione a non privarvi dei vantaggi derivanti dallo scattare
in raw: se proprio dovete spedire in tempo reale delle immagini al
quotidiano (cosa che normalmente si fa negli intervalli fra i tempi)
scattate in raw + jpg.
Il jpg, anche se non di grossa qualità e con forti dominanti, sarà più che
sufficiente per l’inserimento in bn a risoluzioni “da quotidiano”.
Avendo a disposizione il file raw potremo invece vantaggiosamente
lavorare in post produzione per correggere efficacemente dominanti
e piccoli errori di esposizione per “spremere” il massimo dal nostro
file (senza dimenticare che future versioni dei software di gestione
dei file raw potrebbero permetterci di migliorare ancor di più la
qualità di un “vecchio” scatto . Un esempio, con l’uscita di capture
nx diventa molto più semplice e veloce sistemare le varie zone
“multicolor” del ghiaccio).
Esporre: sembra facile, che ci vuole? basta una coppia tempo
diaframma ad un determinato iso e il gioco è fatto!! ma i problemi ci
sono e son più d’uno.
Come abbiamo ripetuto più volte la luce che non c’è ed il ghiaccio
che riflette molto ed ha un gap di molti stop rispetto ai giocatori.
Il fatto che si muovano veloci e quindi siano necessari tempi
veloci.
Il fatto che il campo sia relativamente grande e quindi difficile da
gestire con il flash in macchina.
Di tutto questo dovremo tenere conto per ottenere una buona
esposizione.
L’esposimetro interno pur sofisticatissimo, risentirà in matrix della
forte riflettanza della superficie del ghiaccio (non bianca ma molto
molto chiara) oppure dello sfondo sugli spalti (virtualmente nero);
lavorare in spot è rischioso nella misura in cui essendo i movimenti dei
giocatori molto veloci sarà difficile puntare lo spot al punto giusto, si
torna quindi alla buona vecchia esposizione manuale predeterminata.
Ecco che essere sul campo per l’ultimo riscaldamento a porte aperte
ci permetterà di fare le dovute prove e scatti per valutare come
lavorare.
I tempi fra i quali di solito scelgo per non avere mosso fastidioso (non
parliamo ora di esposizione a fini di ottenere mossi creativi) sono fra
1/320 ed il 1/1000, per ottenerli “gioco” su range iso compresi fra
640 ed 800 e diaframmi fra 2.8 e 4.
E’ importate non sovresporre il ghiaccio, rischieremmo di perdere
la sua “trama” e di far “volare” i giocatori su un irreale sfondo
completamente bianco: bene, nessun problema, con i trittici iso/
tempo/diaframma che ho indicato sopra il ghiaccio verrà perfetto,
ma i giocatori no, saranno scuretti, e quando tenteremo in post
produzione di schiarirli faremo comparire troppo “rumore”.
La soluzione è quella di usare almeno un flash di schiarita.
Aggiungendo quest’ulteriore variabile, dovremo fare equilibrismi su
una sottile linea di compromesso: “sparare” il flash a piena potenza o
giù di lì sarà una via difficilmente praticabile, in primo luogo perché
creeremmo ombre dure, poi perché staccheremmo troppo i soggetti
dallo sfondo ed infine perché il flash non riuscirebbe a ricaricarsi in
tempo utile per scatti, se non in sequenza, almeno ravvicinati. Io,
con metodo assolutamente empirico, (prove su prove), ho trovato
un setup che mi soddisfa: tengo l’sb800 in ttl ma sottoesposto (a
seconda del palazzetto) fra uno e due stop.
Queste regolazioni mi consentono di avere fotogrammi equilibrati,
e se proprio il flash non scatta, gli alti iso e un po’ di postproduzione
salveranno comunque lo scatto “topico”.
Con corpi digitali tipo, le serie D2 e la D200, di solito configuro il
tasto funzione opzionale per disabilitare l’emissione del lampo flash:
in questa maniera posso valutare e scegliere velocemente se usarlo o
meno. Ad esempio se mi trovo vicinissimo ad una porta sarò circa ad
una cinquantina di metri dall’altra. Far scattare il flash fotografando
la metà campo distante sarebbe un’inutile spreco di batterie quindi mi
basterà pigiare il tasto funzione per evitare l’intervento dell’SB800.
Con la D70 il tempo massimo di sync arriva al 500° di secondo sulla
D200 e le D2 ci si ferma al 250°. Per superare il muro del 250° con
questi corpi e l’SB800 si possono abilitare gli fp che però limitano la
portata dell’emissione del lampo: fortunatamente per come lavoro io
(leggera schiarita del soggetto) il problema è di piccolo conto.
C’è una situazione che spesso capita sui campi di hockey e che
limita l’efficacia di flash e di ottiche “lunghe”: capita infatti che dal
ghiaccio, per umidità e contrasto con la temperatura circostante, si
alzi una nebbiolina che a volte proprio “ina” non è. In questi casi
bisogna arrangiarsi con gli iso, con ottiche poco spinte e con un
po’ di fantasia per far diventare questa situazione fotograficamente
interessante.
Per gli appunti sul multiflash prevedo un aggiornamento di questo
documento alla fine della prossima stagione di campionato che sarà
teatro di numerose sperimentazioni di questo tipo.
Il bilanciamento del bianco diventa un’operazione decisamente ardua
quando i fari illuminano con temperature di colore sensibilmente
diverse a distanza di pochi metri, quando si usa il flash in tre scatti
sì e due no, quando il ghiaccio varia dal giallo al rosso all’azzurro
al viola ecc. Una premisurazione del wb potrebbe essere di aiuto
limitando i passi da compiere in post produzione per equilibrare il
tutto.
Personalmente con la D200 lascio l’ottimo wb automatico e mi trovo
bene considerando che su un’immagine a colori dovrò comunque
lavorare molto in camera chiara.
Tutto perfetto, ma da sé che avere un fotogramma ben esposto e ben
bilanciato a poco giova se il soggetto non è a fuoco.
I giocatori sono molto veloci quindi l’af va gestito con perizia. Certo
anche qui non esiste l’impostazione ottimale, ma quella con la quale
ci troviamo più a nostro agio. Con la D200 io setto in continuo con
la selezione af dinamico a gruppi, spessissimo, se non sempre, con
il gruppo centrale
Intervenire per bilanciare in luminosità e
cromaticamente l’immagine
Non intendo riportare qui una guida sull’uso degli strumenti dei
programmi di fotoritocco per “sviluppare” la nostra immagine,
bensì fare alcune considerazioni che siano di spunto per capire cosa
vorremmo ottendere.
Ho concluso la precedente sezione con una considerazione
apparentemente paradossale: il wb in automatico lavora molto bene,
ma è necessario post produrre.
Vien spontaneo chiedere: ma se il wb in automatico lavora così bene
perché dovrò operare dopo per bilanciare il tutto?
Per rispondere ritengo necessario fare una premessa
valida per qualsiasi tipo di fotografia: la realtà che
ritraiamo è diversa da quello che noi vediamo ed
è ancora diversa da quello che ci aspetteremmo di
vedere.
Possiamo bilanciare correttamente la luce sul soggetto (sia che si
usi o meno il flash) ma il ghiaccio (come ho ripetuto più volte) non
è bianco!
Beh, se non è bianco, è giusto che in foto venga dei suoi colori!
Giusto forse sì, piacevole per nulla: e qui cominciano i “guai”…
Generalmente in prima battuta preferisco avere i giocatori bilanciati
al meglio e mi curo poco dei variegati colori che riesce ad assumere
il ghiaccio.
Io, Capture e Photoshop (o equivalente) ci metteremo un pezza
dopo.
La mia preferenza nel bilanciare i giocatori piuttosto che il campo
di gioco deriva dal fatto che eventuali peggioramenti dell’immagine
lavorata si percepiscono molto meno sui toni alti del ghiaccio rispetto
a quelli più scuri delle uniformi degli atleti.
A volte si rende necessario lavorare su più livelli di immagine,
fondendo poi le parti ottimizzate per l’atleta e quelle ottimizzate per
il campo di gioco.
In alcuni casi ancora il ghiaccio è talmente variegato che un’operazione
efficiente potrebbe essere quella di desaturare quasi completamente
la superficie del campo.
Un altro strumento estremamente potente e versatile, nonché di
recente attuabilità è quello offerto da capture Nx con i suoi punti
colore: con questa tecnica, usandone diversi a seconda della zona
del campo da correggere, con pochi passaggi riusciremo a bilanciare
ed omogeneizzare i toni del ghiaccio con pochi click e già nel file
raw!!
Facciamo attenzione nel lavorare l’immagine a non sovresporre
troppo il ghiaccio, si perderebbero infatti tutte le trame, i segni
lasciati dalle lame dei pattini, le linee di gioco che rendono piacevole
e credibile la superficie stessa.
Riassumendo: io faccio di tutto per avere i giocatori esposti e bilanciati
al meglio in fase di ripresa, per poi intervenire in postproduzione
essenzialmente su quello che è il campo di gioco
Obiettivi e focali.
Con che obiettivo si riprende l’hockey? La domanda in realtà è
abbastanza priva di senso, infatti la risposta potrebbe essere tanto “con
quello che ho” quanto “dipende, che tipo di foto vuoi ottenere?”.
Ovviamente è possibile adoperare qualsiasi ottica, basta conoscerla
ed adoperarla di conseguenza.
Faccio comunque anche in questa sezione qualche considerazione
generale.
Per le foto “classiche” direi che l’ottica più adatta è sicuramente un
70-200, personalmente con il mio nikon 70-200 vr 2.8 scatto più
dell’80% delle immagini dell’incontro giocato. La sua flessibilità
come range di focali, la velocità del motore ultrasonico dell’af, la
grande luminosità, il vr e la sua nota resa ottica ne fanno sicuramente
il mio “vetro” principe, con il quale sono sicuro di portare a casa
il servizio. Ovviamente anche con un 70-300 meno blasonato,
meno performante ecc. sarà fattibilissimo fare un egregio lavoro!
Magari avremo qualche scatto riuscito in meno, ma credetimi: si può
comunque fare molto.
Per chiudere di più le inquadrature per ritrarre visi ed azioni strette
a volte uso il 300, ma solo dopo aver già messo in carniere una
discreta quantità di scatti che mi permettano di “coprire” le esigenze
del reportage di base. Sarebbe poco piacevole fornire a chi ha
commissionato il servizio solo ottime immagini strette ed esserci
persi metà delle azioni topiche del match. Con un 300 fisso infatti
risulta spesso alquanto arduo far entrare giocatori mazze e disco in
un solo fotogramma. Il ragionamento si estremizza ulteriormente
tanto quanto si sale con le focali a nostra disposizione; con un 600
potremo fare delle accurate analisi oculistiche ai giocatori più vicini,
come ottenere degli ottimi scatti in cui evidenziamo magari il sudore
che imperla un viso quanto mai grintoso o il dettaglio dei frequente
faccia faccia (a gioco fermo) fra giocatore e giocatore o fra giocatore
ed arbitri.
Poi ci sono le focali dal 70 in giù e qui si adoperano per fare qualche
scatto d’insieme dello stadio, del pubblico, delle squadre ecc. oppure
per cercare di “entrare un po’ nell’azione”. Qui ragazzi si va su cose
non facili, ma soprattutto pericolose! Usare focali dal 24 giù giù fino
al fish rende le azioni dinamiche, ma bisogna entrare fisicamente
nella scena. Questo significa essere vicinissimi allo svolgersi del
gioco, ossia in balaustra, magari qualche volta sporti verso l’interno.
Ne ho parlato prima: gioco veloce, mazze, dischi impazziti sono la
normalità del gioco, quindi razionalmente non posso che sconsigliarvi
di mettere a repentaglio l’incolumità vostra e della vostra sudata
attrezzatura per qualche foto ad effetto.
Attimi “topici” da fotografare.
Cosa fotografare? Tutto, ovvio! Diciamo invece cosa sarebbe
meglio non perdersi se partiamo con una generica necessità di un
reportage completo (ossia se non ci viene chiesto di evidenziare una
determinata situazione, giocatore, sponsor ecc)
Pre partita.
Durante il riscaldamento gli atleti sono tutti in campo con una
quantità industriale di dischi, fanno tiri multipli sul portiere da
diverse posizioni, fanno corse indiavolate con pieghe notevoli per
essere pronti allo sforzo del match; e lo sforzo sarà notevole, infatti
un giocatore difficilmente regge in campo per più di due tre minuti
consecutivi. Durante queste fasi è importantissimo fare tutte le
prove per calcolare la giusta esposizione nelle varie parti del campo
(anche i fotografi devono riscaldarsi) ed è anche un buon momento
per provare esposizioni per un mosso controllato, in cui il gesto
dell’atleta venga sottolineato anche da un po’ di movimento dello
stesso. Per fare questo di solito adopero il flash sincronizzato in slow
sulla seconda tendina, così impostato avremo la scia del movimento
dietro e l’immagine fissata dal flash davanti, per una sensazione più
realistica nel risultato.
Finito il riscaldamento (e fra i tempi) vengono rimosse le porte e
la macchina del ghiaccio passa a levigare la superficie, con un po’
di fantasia qualcosa di interessante si può tirar fuori (anche perché
spesso chi porta queste macchine è quantomeno eccentrico e capita
di vederli agghindati in svariate maniere simpatiche almeno quanto
i loro atteggiamenti scherzosi).
La partita
L’incontro regolare si svolge in tre tempi di 20 minuti di gioco
effettivo con intervalli di 10 o 15 minuti.
Come per qualsiasi sport è buona cosa riprendere l’ingresso in
capo delle squadre, cercare di fissare sia immagini d’insieme che
di cogliere la tensione sui visi dei giocatori e degli allenatori. Non
dimenticate poi qualche scatto alla terna arbitrale e agli addetti che
montano le porte.
Dal regolamento che potete trovare nei link in appendice si
possono capire molti dei momenti che vale la pena ritrarre.
All’inizio della partita, e per ripartire da diverse situazioni
fallose, si esegue l’ingaggio nelle apposite aree dedicate: una a
centrocampo (per la partenza dei tempi e dopo le segnature) e due
per parte nel terzo prossimo alle porte. Due giocatori avversari si
posizionano nel cerchio di ingaggio, a distanza ravvicinatissima,
l’arbitro lascia cadere il disco in mezzo al cerchio e sta a loro
recuperarlo e passarlo ai propri compagni.
Il gioco si svolge per la maggior parte nei terzi offensivi/difensivi
ed in parte minore nel terzo neutro (quello centrale), i passaggi
sono veloci e frequentissimi, di pari passo sono fulminei i cambi
di direzione e le accelerazioni dei giocatori in campo. Nei modi
descritti dal regolamento le cariche ai giocatori che portano il
disco sono consentite, da questo si configurano interessanti scontri,
violenti ed a volte cruenti, contro le balaustre. Non fatevi trovare
impreparati, sono attimi da ritrarre.
Questo tipo di gioco veloce, rude ed adrenalinico, sfocia facilmente in
situazioni di grande tensione fra giocatori avversari e con gli arbitri,
e non è certo infrequente che ne nascano delle risse spettacolari e
fotogeniche: anche qui dito pronto! (a proposito non dimenticate
di tanto in tanto di buttare uno sguardo al pubblico, soprattutto
durante risse o scontri duri si possono fare, con prudenza, scatti
interessanti)
I falli, a seconda della gravità e dell’intensità, possono essere
sanzionati fermando il giocatore colpevole per diversi minuti in una
panca separata da quella delle squadre detta panca puniti. L’ingresso
e l’uscita, come le espressioni dei giocatori relegati a vedere la loro
squadra lottare in inferiorità sono interessanti situazioni. Altrettanto
interessanti posso essere gli allenatori che sbraitano ed i compagni
che si protendono delle panche fin in campo per sostenere il gioco.
I cambi fra i giocatori non hanno limiti e non prevedono lo stop del
gioco, è sufficiente che non si superi il massimo numero di giocatori
contemporaneamente consentiti sul ghiaccio. Anche questi cambi
frequenti sono spunti per qualche click.
Durante le azioni i portieri sono sempre molto concentrati e quando
la propria squadra è in attacco sostengono i compagni, non trascurate
di documentarlo, come siate attenti ovviamente a non perdervi goal e
parate: arrivano in maniera a volte inattesa ma sempre spettacolare.
Durante le azioni è possibile che la porta venga spostata dalla sua
sede, volontariamente (per interrompere il gioco, cosa che genera un
fallo) od in seguito a delle scivolate che portano i giocatori coinvolti
a travolgere compagni avversari ed appunto la porta.
Come nel calcio, anche nell’hockey esiste il rigore, ma è un po’
diverso nella sua esecuzione, infatti sono sì contrapposti un giocatore
ed il portiere, ma il primo inizia a portare il disco da centro campo
e lo accompagna con diverse serie di finte e di scarti fino a quando
tenta il tiro. A me piace documentare queste situazioni con serie di
scatti possibilmente da dietro al portiere o al giocatore.
Quando un giocatore prepara il tiro e successivamente lo scarica,
crea un movimento particolarmente fotogenico, da documentare sia
con sequenze, sia cercando gli attimi topici (carico, impatto, scarico),
sia magari creando un effetto di mosso.
Tutto quanto sopra e poi giocate tattiche, scontri che fanno letteralmente
volare i giocatori, mazze che si spezzano, dischi che volano fuori
dal campo fra gli spettatori (ed a volte fuori dallo stadio), giocatori
che si danno vicendevolmente la carica con urla ed espressioni da
indemoniati fanno di questo sport una ghiotta occasione fotografica,
se abbiamo l’occasione di assistere non potremo che divertirci!!
Alla fine
Finito l’incontro le squadre si incontrano al centro, in fila, per la
stretta di mano finale, non mancate un paio di scatti, uno in cui
ci siano le due compagine al completo, l’altra dove due giocatori
trainanti si scambiano la rituale stretta.
A questo punto non è difficile (se si è accreditati) arrivare nelle
panchine (zona ovviamente a tutti preclusa), da qui con un
grandangolo potremo riprendere l’uscita degli atleti, ambientando
espressioni di gioia o smarrimento per i risultato e se siamo fortunati
ed abili potremo magari avere la possibilità di entrare per qualche
attimo nello spogliatoio della squadra vincitrice.
In alternativa si può sempre fare qualche scatto di particolari come le
rastrelliere con le mazze, il secchio dei dischi, qualche foglio dove gli
allenatori scarabocchiano gli schemi, i caschi (personalizzatissimi)
dei portieri, qualche stecca spezzata ed abbandonata che viene
litigata tra ragazzini sempre a caccia di questi oggetti. Ancora una
volta non tralasciamo il pubblico, festante o deluso, non lesina mai
interessanti situazioni da fotografare.


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